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EducAZIONE intorno al cuore che illumina

2 Dicembre 2025da MARINA

“Ho baciato il mio ragazzo, sarò incinta?”
Se vi ho strappato un sorriso e vi siete trovati ad annuire, probabilmente appartenete alla mia generazione. Negli anni Settanta frasi così comparivano sulle riviste dedicate ai ragazzi. C’era chi non aveva la possibilità di parlarne in famiglia, e quelle domande ingenue e disarmanti erano l’unico modo per cercare un lume nel vasto territorio della sessualità.

Sono passati, ahimè, tanti anni. Il mondo intorno è cambiato: la tecnologia ci ha messo in mano strumenti che talvolta diventano arma più che fonte di corretta informazione. Anche il tessuto sociale è cambiato: famiglie diverse da un tempo, e un panorama multietnico che cresce e si intreccia.

Se allora le riviste ospitavano domande timide e spaesate, oggi probabilmente conterrebbero interrogativi molto più complessi—sempre che i ragazzi trovino ancora il coraggio di farli.

Già, il coraggio. Perché oggi a bambini e adolescenti viene richiesto, implicitamente o esplicitamente, di performare: essere bravi, veloci, eccellenti. E poi ci stupiamo delle frustrazioni quando non raggiungono risultati irrealistici. Li chiamiamo “il nostro futuro”, ricordiamo loro che vivranno in un mondo multietnico e, nello stesso tempo, li spaventiamo di fronte a chi appartiene ad altre culture. Parliamo di integrazione come valore fondamentale, ma raramente spieghiamo cosa significhi davvero, e spesso non ne siamo esempio nemmeno nelle nostre famiglie e nei nostri gruppi.

Sul tema dell’affettività e della sessualità, molti ragazzi si ritrovano in contenitori vuoti riempiti da internet—che non sempre è una buona guida. Giochi che confondono fantasia e realtà, linguaggi aggressivi che normalizzano la violenza, famiglie disorientate e lontane le une dalle altre. Siamo connessi, sì, ma sempre più soli.

È paradossale: abbiamo tecnologie sofisticatissime che dovrebbero sostenerci, e invece spesso diventano ostacoli. Smartphone che mettono in “vetrina” corpi con finte protesi o filtri digitali; video rubati e divulgati senza consenso; giochi che premiano l’aggressività. Abbiamo infiniti strumenti per comunicare e, insieme, un rumore assordante: tante parole, poca empatia. Poca voglia di ascoltare, di spiegarsi, di incontrare davvero l’altro.

Eppure la cultura, l’educazione, la possibilità di imparare e crescere, far emergere le proprie qualità e abbattere le barriere, il rispetto e la valorizzazione della nostra sacra umanità dovrebbero essere tra i nostri primi obiettivi.

Recentemente ho ascoltato un dibattito sull’educazione sesso-affettiva nelle scuole, già presente nei programmi della maggior parte dei Paesi evoluti. Ogni volta che sento parlare di un’occasione per imparare, mi sembra che un pizzico di grigio dell’anima si disperda, lasciando spazio a nuovi colori. Non so se questo possa davvero essere la risposta alle violenze tra ragazzini, ma certamente la scuola, insieme alle famiglie—e in alcuni casi come unico attore—può essere il luogo dove insegnare il rispetto, la diversità, l’accoglienza dell’altro, la conoscenza di sé.

Ognuno di noi può dare il proprio contributo, ciascuno come può, perché il mondo è patrimonio e responsabilità di tutti, anche se non si è direttamente genitori o educatori. Anche un piccolo gesto, un’attenzione o un ascolto sincero può diventare seme di rispetto e consapevolezza.

Vi propongo un semplice esercizio di attenzione: osservate un bambino — un nipote, un figlio di amici, o un ragazzo che incontrate spesso — e notate un gesto apparentemente innocuo in un bambino, magari un atteggiamento abituale che lo fa sembrare un simpatico capetto. Non giudicate, ma chiedetevi: “Che seme sta crescendo qui? Potrebbe diventare rispettosa protezione o rischio di prepotenza?” Questa piccola osservazione è già un atto di partecipazione. Ogni cosa che si osserva cambia. Quanto meno potrebbe non sfuggire al controllo.

Io sogno una scuola che cresca, evolva e diventi una seconda casa per tutti e per tutte.
Un luogo laico ma vibrante di interiorità, dove ci sia spazio per il confronto, il discernimento, la libertà rispettosa.
Una scuola capace di piantare i primi semi degli Stati Uniti del mondo di domani.

E voi?

MARINA