Da qualche giorno Nettuno è ufficialmente entrato in Ariete.
Dopo oltre un decennio in Pesci, suo domicilio naturale, il contesto cambia in modo netto. Dalla fluidità dell’acqua si passa all’impulsività del fuoco, dall’ascolto profondo all’azione, chiedendo che sogni, ideali o anche semplici intuizioni trovino una forma più concreta.
L’incontro tra le qualità nettuniane – dissoluzione dei confini, immaginazione, sensibilità, spiritualità, visioni – e il fuoco del primo segno dello zodiaco dà vita a una combinazione potente, che spinge a trasformare ciò che è ispirazione in gesto, scelta, direzione.
Ma l’incontro tra acqua e fuoco non è tra i più semplici: dentro di noi, così come negli eventi collettivi, può emergere una forte irrequietezza, un’alternanza di slanci impulsivi ed emozioni difficili da contenere. È un’energia intensa, instabile, che chiede consapevolezza.
Se a questo aggiungiamo che Plutone è entrato in Acquario, dove resterà fino al 2044, segnando un lungo ciclo di trasformazione legato a tecnologia, strutture sociali e ideali collettivi, diventa evidente quanto sia fondamentale imparare a incanalare queste energie, piuttosto che subirle.
Probabilmente arriverà un tempo in cui le migliori qualità dell’essere umano troveranno spazio e risonanza. Ma prima di allora stiamo attraversando una fase di attrito continuo tra piccoli ego, convinzioni rigide e verità parziali.
Prima che ciascuno possa esprimere se stesso riconoscendo anche il valore dell’altro – raggi di colori diversi provenienti da un’unica fonte – ci saranno inevitabilmente tensioni, conflitti, piccole e grandi battaglie.
È per questo che oggi più che mai diventa necessario lavorare su di sé.
Finché le cose scorrono con facilità, ci sono risorse e benessere, è più semplice mantenere apertura e tolleranza. Quando invece il contesto si fa più complesso, emergono con maggiore forza anche le nostre fragilità, e queste richiedono uno sforzo ulteriore di presenza.
Che si tratti di relazioni private o di contesti lavorativi e sociali, è facile osservare l’accentuarsi di risposte automatiche e comportamenti abituali che, in realtà, nascondono bisogni non riconosciuti.
Siamo tutti diversi, ma osservando alcune dinamiche ricorrenti possiamo individuare macro-tendenze su cui lavorare.
Immaginiamo, ad esempio, un ambiente lavorativo o sociale in cui le tensioni personali iniziano ad appesantire il clima quotidiano.
E ricordiamolo sempre: quel “qualcuno” che ci infastidisce potrebbe, almeno in parte, essere anche uno specchio.
Elemento Sincronia–Terra
C’è chi appare spesso assente, isolato, poco partecipe. Non condivide, non dà feedback, salvo poi intervenire sporadicamente con contributi marginali, quasi a voler segnalare la propria presenza. In un ruolo gestionale può mancare di supervisione e direzione.
Elemento Metallo–Aria
Qui troviamo rigidità e perfezionismo: l’atteggiamento del “maestrino”, il bisogno di essere riconosciuti attraverso un lavoro impeccabile. Chiedere aiuto è difficile, anche a costo di creare problemi nel lavoro di gruppo. In ruoli di responsabilità questo può tradursi in eccessiva severità.
Elemento Energia–Acqua
Si manifesta attraverso la lamentela costante e il sentirsi vittima. Si cercano attenzioni, conferme, consigli che poi non vengono realmente seguiti. In posizione gestionale, più che coordinare, si finisce per cercare sostegno negli altri.
Elemento Ritmo–Legno
Qui domina il controllo: atteggiamenti di superiorità, imposizione, difficoltà a condividere. Il bisogno di dirigere tutto diventa una risposta alla paura di perdere il controllo.
Elemento Attivazione–Fuoco
Cerca di primeggiare e imporsi con grande energia per timore di esporsi o di non essere riconosciuto. Fatica a tollerare chi procede con ritmi diversi dai propri. Nei ruoli di responsabilità tende a voler decidere come le cose devono essere fatte. La fiducia è fragile e il controllo aumenta.
Ma cosa sta accadendo davvero?
Quale ferita viene riattivata dalle difficoltà del momento?
Ognuno di noi, in fasi diverse della vita, può attraversare uno o più di questi stati, anche se non rispecchiano le proprie caratteristiche abituali. Il primo passaggio, sempre, è portare consapevolezza a ciò che stiamo vivendo, qui e ora.
Uno degli ostacoli principali è l’auto-pregiudizio: la difficoltà a vedere certi meccanismi perché temiamo il giudizio che ne potrebbe derivare. Eppure, è proprio la sospensione del giudizio, l’accoglienza di ciò che emerge e la domanda sincera su ciò che ci fa soffrire in una certa situazione a rendere possibile una svolta.
Le prime due parole chiave sono quindi consapevolezza e accettazione.
La terza è azione.
Non possiamo controllare tutti gli eventi esterni, ma possiamo lavorare sulle ferite che, in un determinato momento, condizionano il nostro modo di reagire.
Tornando ai cinque esempi:
- Sincronia–Terra: rioccupare il proprio posto, dando valore alla propria presenza e concretezza.
- Metallo–Aria: esplorare sensibilità e limiti, recuperando efficacia creativa.
- Energia–Acqua: ritrovare autonomia e sicurezza, riconnettendosi alla propria forza interiore.
- Ritmo–Legno: lasciare andare il controllo per riscoprire un ritmo più naturale.
- Attivazione–Fuoco: concedersi vulnerabilità, accettando il rischio di esporsi, per ritrovare un’autorevolezza autentica.
Spesso nasce una resistenza:
“Sono gli altri a dover cambiare, perché dovrei lavorare su di me?”
Eppure il contesto che viviamo mostra chiaramente quanto la qualità, in molti ambiti, si stia impoverendo: relazioni, lavoro, comunicazione. Cresce il rumore, la lamentela, il bisogno di visibilità, mentre diminuisce l’impegno profondo e la responsabilità personale.
Se stai leggendo queste righe, probabilmente senti che anche un piccolo cambiamento individuale può contribuire a un cambiamento più ampio, che lavorare sui propri schemi, sulle proprie ferite, sul modo di reagire, non è un atto egoistico, ma un gesto che ha effetti anche sugli altri.
Ti lascio allora con un semplice esercizio.
Per trenta giorni, alla fine di ogni giornata, osserva:
- un’azione che hai compiuto con impegno: come ti sei sentito, cosa ti ha motivato, che effetto ha avuto sull’ambiente intorno a te;
- un momento in cui hai reagito in modo poco armonico: cosa si nascondeva dietro, quale bisogno o ferita si è attivata.
Buon lavoro.
M
