Di che cosa ci stiamo occupando, davvero?
Ascoltando e leggendo qua e là eventi di cronaca, in mezzo ai grandi temi della guerra e del clima, in questi giorni mi sono interrogata su dove fosse realmente concentrata la nostra attenzione.
Mi sono chiesta di che cosa ci stiamo occupando.
O, forse ancora meglio, che cosa occupa oggi il nostro tempo, le nostre energie e le nostre risorse.
Perché una persona, una famiglia, una città e perfino una società raccontano ciò che ritengono importante non tanto attraverso ciò che dichiarano, ma attraverso ciò di cui scelgono concretamente di occuparsi.
Tra racconti e letture recenti mi sono imbattuta in fatti molto diversi tra loro: un parcheggio riservato alle persone con disabilità occupato abusivamente, con una richiesta di rispetto degenerata in una rissa; il crescente ricorso a farmaci nati per curare patologie importanti e utilizzati anche per altri scopi, mentre nuovi interventi promettono di correggere gli effetti collaterali di quelli precedenti; la probabile chiusura di uno storico locale di cabaret e socialità; la scoperta che un’ottima struttura ospedaliera di recupero funzionale aveva già chiuso da anni.
A prima vista sembrano episodi senza alcun legame.
Eppure continuavano a tornarmi alla mente insieme.
Come un medico che osserva sintomi differenti e cerca la causa che potrebbe accomunarli, anch’io mi sono ritrovata a cercare il filo invisibile che li collegava.
Per qualche giorno ho pensato che quella parola fosse manutenzione.
Poi mi sono accorta che forse ce n’era un’altra, ancora più a monte.
Visione.
O, meglio ancora, visione d’insieme.
Forse il problema del nostro tempo non è semplicemente che facciamo poca manutenzione.
Forse facciamo poca manutenzione perché stiamo perdendo la capacità di vedere le relazioni tra le cose.
Guardiamo il frammento e perdiamo il mosaico.
Mi sono allora chiesta se non ci stiamo dimenticando che la nostra energia potrebbe essere impiegata per creare opportunità, invece che per sottrarre quelle degli altri.
Se non ci stiamo dimenticando che il nostro corpo è un equilibrio straordinario, che nessuna scorciatoia può sostituire senza conseguenze.
Se non ci stiamo dimenticando che una comunità vive anche dei luoghi che custodisce, delle competenze che preserva, della cultura, della ricerca, della prevenzione e della salute che decide di proteggere.
La manutenzione è figlia della visione.
Manuteniamo ciò di cui comprendiamo il valore.
Proteggiamo ciò che riusciamo a immaginare nel futuro.
Quando questa capacità si restringe, la manutenzione diventa solo un costo, la prevenzione un lusso e la cura qualcosa da rimandare.
Eppure è proprio la manutenzione a tenere in piedi una casa, una relazione, una città, una comunità e perfino una coscienza.
Le vicende che ho richiamato, di cui peraltro non conosco gli interi retroscena, non vogliono stimolare giudizi, ma occasioni per riflettere.
A me hanno fatto domandare se, come società, non stiamo progressivamente perdendo la capacità di vedere i collegamenti e di comprendere che ciò che oggi appare un dettaglio può trasformarsi domani in un problema molto più grande.
Forse siamo diventati bravi a misurare ciò che produce un risultato immediato, ma meno allenati a riconoscere il valore di ciò che cresce lentamente: la prevenzione, la cultura, la ricerca, la manutenzione.
Eppure, sono tra le cose che preparano il terreno sul quale cammineranno le generazioni future.
Questo riguarda le istituzioni quanto i singoli.
Vale nelle famiglie, nelle organizzazioni, nelle imprese, nelle amministrazioni e nel dibattito pubblico, dove troppo spesso le urgenze si rincorrono e le diverse posizioni finiscono per contrapporsi più che dialogare, rendendo difficile mantenere uno sguardo d’insieme, una visione capace di traghettare oltre il mare in tempesta.
La visione d’insieme non elimina il valore della singola tessera del mosaico; le restituisce il suo significato.
Quante volte rincorriamo ciò che è urgente trascurando ciò che è importante?
Quante volte scegliamo il beneficio immediato senza vedere il costo che presenterà il conto domani?
Quante volte lasciamo deteriorare qualcosa semplicemente perché oggi non reclama attenzione?
Forse il titolo di questo articolo nasconde proprio queste domande.
Le occupazioni di massa non riguardano soltanto gli spazi.
Riguardano ciò che occupa la nostra mente.
Perché è lì che, molto prima delle decisioni, nasce il futuro.
Ogni scelta è un investimento e ogni investimento rivela un valore.
Credo che uno degli esercizi più necessari del nostro tempo sia proprio educare la visione d’insieme.
Non per avere ragione o prevalere, ma per imparare a vedere il mosaico mentre abbiamo ancora tra le mani una sola tessera.
Solo così ciascuno di noi potrà aggiungere il proprio pezzo sapendo quale immagine, insieme agli altri, sta contribuendo a costruire.
Buona “visione”!
L’immagine e’ stata creata dall’intelligenza artificiale
