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Quello che scegliamo di diventare

6 Settembre 2026da MARINA

A volte chi abbiamo protetto diventa colui che ci “salva”.

Ieri sera ho visto The Mandalorian and Grogu e, oltre alla storia e alle immagini spettacolari, mi sono ritrovata a fare una riflessione.

Mi sono chiesta se, al di là della fantascienza, non si possa leggere questo film anche come la proiezione di un possibile futuro dell’umanità.

Un futuro nel quale gli esseri mostruosi potrebbero rappresentare, in qualche modo, ciò che di negativo l’uomo ha ripetuto così tante volte da finire per trasformarlo in parte di sé: la violenza, la sopraffazione, la paura, l’avidità, la vendetta. Come se le azioni che compiamo continuamente finissero per lasciare un’impronta non soltanto nel mondo che ci circonda, ma anche nella nostra stessa natura.

Se così è, non è casuale che coloro che scelgono con fatica di stare dalla parte del bene, che combattono per ciò in cui credono e cercano di non cedere alla violenza, appaiano spesso di fattezze più armoniose rispetto alla propria specie.

C’è poi un Impero oscuro che cerca continuamente nuovi adepti e una Repubblica perennemente minacciata, che può sopravvivere soltanto attraverso lo sforzo e le scelte giuste di molti: non basta che ci siano pochi eroi.

La libertà, sembra dirci la storia, ha bisogno della partecipazione di ciascuno.

Dovremmo ricordarcelo, davanti alle vittime innocenti di guerre assurde: quelli che oggi ci appaiono soltanto come numeri, un giorno saranno karma. Perché nulla di ciò che l’uomo compie contro l’uomo va veramente perduto.

C’è un personaggio che mi ha colpita particolarmente: Rotta,  il figlio del cattivissimo e famoso Jabba the Hutt, cresciuto in un ambiente criminale e continuamente bullizzato dagli zii.

Avrebbe avuto tutti gli alibi per diventare come suo padre, invece sceglie un’altra strada.

È forse uno dei messaggi più belli: le nostre origini non sono necessariamente il nostro destino.

Possiamo nascere in un ambiente difficile, essere educati secondo modelli sbagliati, essere persino derisi o emarginati proprio perché non vogliamo assomigliare a chi ci ha preceduto o a chi viene considerato, a torto, un esempio, ma come agire non è inevitabile. Possiamo scegliere e interrompere una catena non sana.

C’è poi un’altra bellissima scena sul finale, che ho trovato splendida proprio perché arriva dopo tanta tecnologia fredda, astronavi, ambienti metallici, combattimenti e luoghi isolati.

Un bosco, di notte. Nel buio Grogu è piccolo ma appare potente e luminoso nella sua semplicità.

È lui che si prende cura del Mandaloriano e lo guarisce. Lo stesso bambino che all’inizio era stato protetto dal vecchio guerriero diventa, a sua volta, colui che protegge e cura il vecchio.

“Prima il vecchio protegge il bambino. Poi il bambino protegge il vecchio.”

È un’immagine semplice, ma contiene qualcosa di grande.

Forse anche questo è evoluzione: non soltanto diventare più forti, ma arrivare al punto in cui ciò che abbiamo ricevuto possiamo finalmente restituirlo.

Forse il futuro dell’umanità non dipenderà solo dalla tecnologia che costruiremo, dalle battaglie che combatteremo o dagli imperi che, veri o presunti, sapremo sconfiggere.

Dipenderà soprattutto da quali parti di noi sceglieremo di alimentare, perché ogni scelta ripetuta può diventare una forma.

Per questo si può uscire dalla storia con una sensazione stranamente fresca e luminosa di fiducia.

Nonostante i mostri, gli imperi oscuri e le battaglie, il messaggio che mi è rimasto è un messaggio di speranza:

un’alternativa è sempre possibile.

Anche quando tutto intorno sembra andare nella direzione opposta.

“Questa e’ la via”

 

 

 

Immagine costruita con ai

MARINA