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Come dipingeremo il futuro

13 Settembre 2026da MARINA

Tra le notizie degli ultimi giorni sono emerse nuove riflessioni sui rischi legati all’intelligenza artificiale e, più in generale, sull’uso che stiamo facendo della tecnologia.

Nello stesso tempo si polarizzano, quando non si moltiplicano, posizioni sociali e politiche, talvolta senza avere davvero chiaro come e perché. Continuano o si ampliano guerre e conflitti e, se anche qualcuno sta meglio di prima, molti altri stanno peggio. Il clima cambia e la Terra ci mostra i segni della sua fatica.

Nel silenzio accadono anche molte cose belle.

Presi dai problemi del quotidiano vivere, non sempre abbiamo chiaro il quadro della direzione verso cui stiamo andando. Anche quelle che sembrano partecipazioni di pensiero su iniziative varie sono spesso più un ritrovarsi in mezzo alla corrente di un fiume, spinti da emozioni confuse. Poco importa che si tratti di paura, rabbia, frustrazione o altro.

Qualche giorno fa ero nell’orto, con la zappa in mano. Lavorando la terra pensavo al clima, alle coltivazioni che cambiano, alle nuove forme che dovremo forse trovare per continuare a produrre ciò che ci nutre.

Mi sono tornate alla mente alcune scene di vecchi film di fantascienza: uomini del futuro costretti a coltivare una sorta di alga per sopravvivere.

Un’immagine che mi ha sempre colpita.

Un cibo prodotto dall’uomo, in un ambiente artificiale, per sostituire ciò che un tempo la Terra offriva spontaneamente nella sua infinita varietà.

Da qui è nata una domanda: cosa ha portato l’uomo a distruggere la ricchezza offerta dalla Terra?

Quella ricchezza non è soltanto materia.

C’è qualcosa che ancora oggi possiamo percepire davanti a un albero carico di frutti, a un campo di grano, a un fiore. Qualcosa di misterioso che ha dato forma alla materia vivente, l’ha resa capace di nutrire, di crescere, di riprodursi e di offrire bellezza.

Una ricchezza vivente ancor prima dell’uomo.

Non tocchiamo poi il sacrificio del mondo animale e delle sofferenze che alcuni uomini sono capaci di infliggere senza alcuno scrupolo.

Il tempo non si ferma e l’evoluzione trova i suoi sentieri, ma dobbiamo riflettere su quale paesaggio contribuiamo a comporre.

La nostra intelligenza ci permette di creare cose straordinarie e ci ha consentito di superare limiti che sembravano invalicabili, osservare ciò che prima non potevamo vedere e spingerci verso luoghi che appartenevano soltanto all’immaginazione.

Oggi guardiamo verso la Luna e Marte, parliamo di esplorazione spaziale e osserviamo la Terra da lontano. Intorno a noi si sono moltiplicati strumenti che fino a pochi decenni fa appartenevano alla fantascienza: satelliti, droni e nuove tecnologie che ci permettono di osservare, comunicare e muoverci in modi prima impensabili.

Se potessimo osservare oggi un vecchio dipinto di un cielo stellato, quanto sarebbe diverso quel cielo rispetto a quello che conosciamo?

La nostra capacità di comprendere le conseguenze di certe nostre creazioni si è evoluta di pari passo alle nostre invenzioni?

La stessa capacità che ci permette di esplorare può essere utilizzata per costruire oppure per distruggere, per avvicinare oppure per separare, per prendersi cura oppure per dominare. Ci sono poi cose che non immaginiamo di dover sapere e non sappiamo.

Le motivazioni e le scelte hanno un peso importante e, seppure non tutti abbiamo lo stesso potere, nessuno ne è completamente privo.

Il nostro potere comincia anche dalle scelte quotidiane e dal modo in cui guardiamo ciò che ci circonda.

Dovremmo avere il coraggio di non delegare il nostro futuro a qualcun altro.

La tecnologia può aiutarci, le istituzioni possono guidarci, le persone più potenti possono incidere enormemente sulle trasformazioni del mondo.

Nessuno, però, può fare al posto nostro quel passo interiore che ci permette di vedere diversamente le cose.

Lavorando su ciò che ci blocca, ci condiziona, ci guida possono cambiare pensieri, abitudini e azioni e con essi anche il panorama intorno.

Il futuro non è ancora accaduto.

Immagino la Terra fra cinque, dieci, quindici anni. Non una Terra perfetta, sicuramente un po’ più vecchia e affaticata, come una signora di settanta o ottant’anni con qualche acciacco e la memoria forse un po’ meno pronta, ma ancora vitale e presente, consapevole e con tanto da dare prima di cambiare piano.

Una Terra ancora capace di accogliere, nutrire e generare bellezza, offrendo all’essere umano lo spazio per crescere ed esprimersi in modo nuovo.

Una Terra nella quale la paura non abbia l’ultima parola e nella quale l’Amore possa ancora trovare spazio.

Dipingiamo un quadro ricco di colori e sfumature, piacevole da guardare e che inviti ad essere lì.

Sta anche a noi scegliere i colori del mondo che consegneremo alle future generazioni.

 

 

 

MARINA